Etichette Intelligenti e IoT per la trasparenza dei consumi

Etichette Intelligenti e IoT per la trasparenza dei consumi

Sapere cosa compriamo e in particolare cosa mangiamo è un diritto/dovere del cittadino.
Comprare – da semplice gesto per soddisfare i bisogni essenziali o quelli più immateriali- è diventato sempre più un atto etico, morale, politico, di salute, identitario. Allo stesso tempo il livello di fiducia del consum-attore nei confronti dell’industria e dei brand è sempre più basso.

Infatti, complice il proliferare della contraffazione, le dichiarazioni mendaci di alcune pubblicità, gli scandali dell’automotive e dell’agroalimentare (vedi da ultimo con il caso olio extravergine), il 25% degli italiani pensa che tutte le industrie adottino comportamenti fraudolenti come ha fatto Volkswagen per falsare i dati delle emissioni inquinanti (dati Ipsos ottobre 2015).
Assume quindi un ruolo chiave la trasparenza dei cicli produttivi e la capacità delle aziende di ristabilire quel legame di fiducia che i marchi devono saper costruire per loro natura. In ultimo, è in gioco la capacità delle aziende -quelle del made in Italy in primis – di far passare il valore delle loro filiere e dei loro prodotti attraverso una comunicazione veritiera, affidabile, chiara e completa.

Uno degli strumenti chiave in questa opera di ricostruzione della fiducia e allo stesso tempo di condivisione delle informazioni con il consum-attore è senza dubbio il packaging e in particolare l’etichetta nella sua dimensione più tecnologica e contemporanea.

Nel processo d’acquisto, nella fatidica decisione di fronte allo scaffale, il packaging e l’etichetta sono l’ultima fonte, l’ultimo supporto cognitivo a cui molto spesso si affidano le funzioni di garanzia dell’autenticità, dell’origine delle materie prime, della bontà delle lavorazioni.

L’etichetta è sempre più importante per decidere cosa compriamo, più della pubblicità o della comunicazione istituzionale. Il 70% degli italiani la legge prima di comprare (fonte Polli Cooking Lab 2015) in cerca di informazioni essenziali per orientare l’acquisto, come la presenza di conservanti, la garanzia di marchi di qualità, la filiera biologica. Non è un caso che l’ultima normativa europea 1169/11 che aveva sollevato dall’obbligo di indicare in etichetta lo stabilimento di produzione sia stata corretta da un decreto del governo italiano a distanza di meno di 1 anno dalla sua ricezione, proprio a seguito di una campagna mediatica forte e corale (#prodotto_dove) condotta da retailer, industria di marca e cittadini a cui abbiamo aderito anche noi come organizzatori del GreenRetailForum&Expo.
Le etichette, ritrovatesi al centro della scena in quanto facilitatrici della trasparenza, si sforzano di diventare sempre più intelligenti e quindi si dotano di dispositivi sensoriali, di qrcode, di tag elettronici e di quanto gli permetta di dialogare con l’IoT (l’internet delle cose) per fornire un numero praticamente illimitato di informazioni, cosa che con la sola etichetta stampata non sarebbe possibile. La trasparenza e la fiducia infatti nascono dalla condivisione delle informazioni e l’IoT presto renderà possibile tracciare l’intera storia di un prodotto, dal campo alla tavola con una mole di dati raccolti davvero impressionante.
Vediamo alcuni esempi.
Trasparenza e Anticontraffazione
L’etichetta intelligente che rende più trasparente il prodotto grazie al dialogo con gli smartphone è già realtà da qualche anno. Due le formule più usate: qr-code o tag (Rfid o NFC)
Per il primo caso, citiamo l’esempio italiano di Holonix, spin-off del Politecnico di Milano che ha fornito al produttore di olio Agrié la sua soluzione basata sulla lettura tramite smartphone di un QR code apposto sul prodotto. L’utente si connette così ad una pagina web con tutte le informazioni sulla specifica bottiglia quali lotto di appartenenza, data di molitura delle olive, tipologia d’olio, provenienza, oltre a una serie di utili consigli su come utilizzare, abbinare o servire l’olio piuttosto che altri dettagli su premi vinti o sui suoi gusti e sapori.

Rimaniamo sempre in Italia per un esempio di etichetta con tag NFC. Si chiama non a caso Smart Label ed è un’etichetta intelligente che dialoga con tutti gli smartphone e tablet dotati di tecnologia NFC (Near Field Communication). Adottata da alcuni marchi della moda soprattutto per la sua capacità di comprovare l’autenticità del capo con un codice univoco contenuto nel tag, resiste ai lavaggi ed è coperta da brevetto di cui è titolare la Dienpi. Come recita la descrizione dell’azienda “È semplice da usare, basta avvicinare il telefono NFC all’etichetta e leggere ciò che appare sul display” ma certamente ha un costo unitario che non può essere sostenuto dai beni di largo consumo le cui marginalità sono troppo basse rispetto al costo ancora elevato dei tag NFC.

Una vera novità tecnologica è stata appena introdotta sul mercato del farmaco ed è frutto di un programma di sviluppo di packaging intelligente avviato da Palladio Group, azienda italiana con vasta esperienza e credibilità nel mondo del packaging farmaceutico, che ha visto la partnership di E Ink, leader nel mondo dei display ad inchiostro elettronico. La soluzione chiamata PhutureMed supporta diverse funzioni di monitoraggio della qualità dei medicinali spediti ai pazienti, in particolare è fornita di sensori per monitorare costantemente le condizioni ambientali di conservazione del farmaco stesso e può anche aiutare il paziente a seguire le prescrizioni mediche, registrando ad esempio ogni accesso al pack del farmaco. Il suo E-Ink display garantisce un funzionamento anche a batteria scarica proprio per le caratteristiche del cosiddetto inchiostro digitale.

Interessante anche l’etichetta con il Qr-code che si legge offline della Complete Inspection Systems. L’azienda californiana ha sviluppato un sistema di codifica delle informazioni che integra il classico Qr-code con altre informazioni inscritte nel codice stesso e leggibili in locale, ovvero senza bisogno di una connessione internet. Le informazioni vengono lette attraverso una applicazione per smartphone che decodifica il codice e visualizza sullo schermo i dati di testo che comprovano l’autenticità del prodotto, descrivono caratteristiche o istruzioni d’uso. Non ha molta capienza sebbene contenga 175 volte le informazioni di un normale Qr code, e si tratta di informazioni di solo testo ma rappresenta certamente una valida soluzione per tutti quei punti vendita italiani in cui è assente o quasi la connettività dati da cellulare e non è disponibile per il pubblico una rete wi-fi.

Shelf Life, conservazione e antispreco
Accanto alla trasparenza uno dei temi chiave del mondo dei consumi è quello dello spreco alimentare che necessita al pari della prima di dare maggiori informazioni ai cittadini come agli addetti ai lavori per evitare di buttare nel cassonetto circa il 30% di tutto quello che compriamo. Con lo scopo di ottimizzare la gestione del ciclo di vita dei prodotti o semplicemente per monitorare al meglio la loro conservazione attraverso un packaging intelligente si sono mobilitate le migliori università e centri di ricerca al mondo, ed in molti sono passati per la vetrina di EXPO. Una ricerca molto apprezzata soprattutto negli USA è quella dell’Università di Berkeley insieme al National Chiao Tung University di Taiwan che ha come oggetto il tappo intelligente. Grazie alla stampa 3D e a due componenti microelettronici in grado di reagire alla presenza di batteri nel latte, il tappo intelligente può avvisare il consum-attore attraverso una app sullo smartphone se il latte contenuto nella busta è ancora bevibile. Eviteremo così spiacevoli assaggi e soprattutto sapremo a colpo d’occhio se il latte è da buttare o se può essere usato per cucinare o reimmesso nel circuito sociale.

Più semplice da implementare e da leggere è l’etichetta sviluppata dai ricercatori del dipartimento di Scienze dei Materiali dell’Università Bicocca coordinati dal prof. Luca Beverina. Si basa su una reazione chimica che grazie ad un pigmento termocromico creato appositamente dai ricercatori della Bicocca, si attiva in base alla temperatura programmata (es sopra i 4°C diventa blu), così avvisa se il cibo è stato conservato in maniera scorretta e quindi è compromesso.

Ma se la ricerca fa passi da gigante sono tante le realtà e le versioni delle etichette che facilitano la verifica della shelf life del prodotto. Insignia Technologies ad esempio, ha un’intera linea di etichette applicabili dal packaging primario a quello terziario per mostrare attraverso la colorazione:
a) se la confezione è stata aperta da più o meno tempo – utile per il consumo domestico ma anche nel canale horeca
b) se la CO2 è entrata nelle confezioni ad atmosfera modificata
c) se il prodotto ha subito interruzioni lungo la catena del freddo
d) se è più o meno fresco di altri stock presenti in magazzino

Un’altra etichetta intelligente tutta italiana si chiama Blueline, è prodotta da Cold-Pharma e contiene un sensore termico che permette di misurare a partire dal calore assorbito se un cibo è fresco o meno. Si può monitorare qualsiasi prodotto deperibile grazie ad un solo trattino stampato con uno speciale inchiostro magnetico che reagisce al calore. Da sottolineare il costo estremamente basso che ne consente l’uso anche su confezioni di prodotti freschi o surgelati con marginalità non elevate.

Conclusione
Se il mercato vuole funzionare al meglio, ovvero produrre decisioni d’acquisto efficaci, che premiano il prodotto migliore per chi compra e per tutto il sistema socio-economico, allora dovrà essere sempre più trasparente e trovare tutti gli strumenti per  far conoscere e controllare dal basso le caratteristiche funzionali e di conservazione del prodotto, quelle qualitative, ma anche la sua catena produttiva, le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti e tutte le esternalità. Del resto è il mercato stesso che lo chiede, o almeno la sua componente più dinamica, i cittadini. L’84% dei cittadini intervistati da Doxa (2015) dichiara di scegliere in base a origine e tracciabilità, mentre per l’89% delle persone il piacere nasce da un acquisto consapevole, dal conoscere a fondo caratteristiche, provenienza e sostenibilità di ciò che si compra. Dobbiamo quindi saper fare i conti con i nuovi driver fondamentali per le scelte di un consum-attore che sembra diventato intelligente almeno quanto le nuove etichette perché capace di comprendere il vero valore di un prodotto e premiare con la sua scelta le aziende trasparenti e meritevoli.

articolo pubblicato su DisplayItalia Magazine n.19

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