Referendum trasparenti e scelte consapevoli

Referendum trasparenti e scelte consapevoli

Sono andato a votare perché:
1. se qualcuno mi chiede un parere su qualcosa che influisce sul mio futuro tendenzialmente mi faccio coinvolgere
2. un piano di sviluppo energetico – in cui volenti o nolenti le piattaforme e le concessioni rientrano oggi e rientreranno in futuro – non può più fare affidamento sulle energie fossili
3. la crescita economica e la maturazione civile e sociale passa per il rispetto delle risorse e degli equilibri naturali

Eppure… posso dire di essere certo delle conseguenze del mio voto?
O forse ho solo rinnovato la mia appartenenza ad un certo gruppo di opinione che già prima del referendum aveva a cuore la vicenda dello sviluppo sostenibile e che in questo momento cavalca il referendum per testare la sua capacità di influenza, anche sul governo?

 

 

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Quadro di Sintesi tratto dal Corriere della Sera.

Diciamocelo: in fondo in fondo le conseguenze certe di una abrogazione della norma oggetto del referendum, ovvero le conseguenze di una vittoria del Sì sono davvero poche, anzi se consideriamo le incertezze sull’interpretazione dell’abrogazione in relazione alle sentenze con cui Cassazione e Corte Costituzionale hanno approvato il quesito referendario siamo praticamente a zero certezze.

La complessità della materia referendaria, la solita disinformazione degli opposti schieramenti, la scarsa professionalità di alcuni giornalisti, le difficoltà interpretative legate al meccanismo dell’abrogazione e alla interpretazione delle sentenze con cui Cassazione e Corte Costituzionale hanno approvato il quesito referendario, non permettono di risolvere con un SI o con un NO nessuna delle domande chiave relative a questo referendum.

Tutto ciò fa di questo referendum uno dei meno trasparenti della storia: come faccio a scegliere se non posso conoscere i fatti e le conseguenze del voto? 

Facciamo qualche esempio.
Se vince il Sì e torniamo alla legge precedente che prevede per le concessioni una durata massima di 30 anni rinnovabili per altri 20 anni (cosa non certa per le ragioni che vediamo qui ad esempio):

_siamo sicuri che non ci saranno nuovi pozzi/piattaforme?

probabile ma non certo che si eviti la costruzione di nuove piattaforme nelle concessioni già esistenti. Una nuova piattaforma era in discussione in Sicilia (sito Vega) e se la durata della concessione venisse limitata molto probabilmente non sarebbe più un investimento profittevole. C’è da considerare però che ci sono concessioni che andrebbero a scadenza nel 2034 e quindi non è detto che si evitino nuovi pozzi.
Quindi: per certo limitiamo la possibilità ma non siamo sicuri che non nasceranno nuove piattaforme da qui al 2034.

_siamo sicuri che le compagnie petrolifere pagheranno di più alla collettività (tasse e royalties) perché costrette ad accelerare le estrazioni prima che le concessioni scadano?
Dipende.

Nel 2015 su un totale di 26 concessioni produttive solo 5 di quelle a gas e 4 a petrolio, hanno pagato le royalties. Tutte le altre hanno estratto quantitativi tali da rimanere sotto la franchigia e quindi non versare il pagamento a Stato, Regioni e Comuni. (fonte Legambiente). Le compagnie infatti limitano l’estrazione per non pagare le royalties e per produrre di più quando il prezzo di mercato è più alto. Questa strategia è attuabile se la concessione non ha limiti di tempo, in caso contrario dovranno accelerare l’estrazione per massimizzare l’investimento ma siccome le royalties si detraggono dalle imposte ci può essere anche il caso che alle compagnie convenga pagare più royalties ed estrarre di più. In questo caso c’è un conflitto di interessi tra Stato e Regioni visto che le royalties vanno per lo più alle Regioni che si impegnano a spenderle nelle aree interessate dalle estrazioni.
Quindi in sintesi: molto probabile un maggior guadagno per le Regioni e i Comuni dato dall’accelerazione dell’estrazione delle concessioni in scadenza ma in questo caso lo Stato quasi certamente incasserebbe di meno dal prelievo fiscale sui guadagni delle compagnie petrolifere.

_siamo sicuri che si procederà allo smantellamento delle piattaforme delle concessioni man mano che raggiungeranno il limite dei 50 anni?

Abbastanza certi ma non del tutto.
Secondo il governatore Emiliano come si legge nell’articolo del FattoQuotidiano di cui sopra, si potranno ancora rinnovare le concessioni ma con cadenza quinquennale e previo controllo dei parametri ambientali di rispetto. Secondo altri esperti di diritto il referendum invece è stato approvato da Cassazione e Corte Costituzionale proprio per eliminare ogni dubbio sulla possibilità di proroga. Molto probabile un intervento legislativo a riguardo che chiarisca il quadro nel caso di vittoria del Sì.
Stando all’ipotesi di ritorno alla normativa precedente nel breve periodo si procederebbe allo smantellamento per quelle piattaforme che sono inattive da tempo o in situazioni poco chiare dal punto di vista dei rinnovi. Nessuno ha ancora calcolato la dimensione economica dello smantellamento e delle bonifiche previste ma per certo coinvolgerà un numero di lavoratori maggiori di quello che sarebbe necessario per continuare ad estrarre, infatti queste attività sono per lo più automatizzate e gestibili a distanza. Quindi, l’unica vera certezza è proprio nel bilancio di posti di lavoro che almeno nel medio periodo sarebbe del tutto positivo.

Intendiamoci, se vincesse mai il Sì con un quorum del 50,1% sarebbe un piccolo grande miracolo, un segnale chiaro di quanto importa agli italiani difendere il mare e il proprio futuro…

Eppure anche questa affermazione non è del tutto vera. Perché oramai è tale e tanta la disinformazione a riguardo e la politicizzazione antigovernativa e antirenziana che non è possibile più nemmeno ascrivere l’ipotetica vittoria ad una coscienza civile e ambientale degli italiani ma piuttosto ad una solita voglia di protesta e di dissenso, giustificato ma non ragionato e consapevole, altrimenti i dubbi sull’efficacia del voto sarebbero venuti a tanti e per adesso non ne ho letti molti.

Allora chi può davvero vincere questo referendum? E soprattutto perché abbiamo preso questa piega così radicale per sostenere un quesito così complesso e dalle incerte conseguenze?

E ancora prima, se è vero che la trasparenza è un presupposto della partecipazione, l’eventuale raggiungimento del quorum in un quesito così poco trasparente e fortemente strumentalizzato diventa un successo o una sconfitta della coscienza civile e ambientale?

to be continued

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