Triangolazioni virtuose: trasparenza, fiducia e sostenibilità

Triangolazioni virtuose: trasparenza, fiducia e sostenibilità

La fiducia che i consum-attori hanno nei confronti di quello che le aziende dicono e fanno può dare o togliere contenuto e autenticità alla sostenibilità stessa, ovvero alle azioni che le imprese e le istituzioni mettono in campo per andare verso un orizzonte di sostenibilità. Una politica di trasparenza autentica può ricostruire la fiducia e incentivare la domanda di sostenibilità grazie ad un consumo consapevole.

Istat ha pubblicato pochi giorni fa la sua rilevazione mensile sulla fiducia: per i consumatori c’è una crescita (da 117,7 a 118,9 dove l’indice del 2010=100) che conferma la tendenza positiva giunta al suo massimo da 5 anni a questa parte. Mentre per le imprese la fiducia è  in leggero calo rispetto ai mesi precedenti ma comunque a livelli pre-crisi (scende a 101,5 da 105,6).

Come osserva Rossella Sobrero sul suo blog, il clima di fiducia che l’Istat misura è un indice importante sul quale la sostenibilità incide nella misura in cui indica che ci stiamo muovendo nella giusta direzione, quella di una crescita qualitativa e non solo quantitativa.

C’è però un altro indice di fiducia che può dare o togliere contenuto e autenticità alla sostenibilità stessa, ovvero alle azioni che le imprese e le istituzioni mettono in campo per andare verso un orizzonte di sostenibilità:
la fiducia che i consum-attori hanno nei confronti di quello che le aziende dicono e fanno.
Ipsos ha misurato questa fiducia subito dopo lo scandalo Volkswagen ed ha scoperto che il 50% degli italiani sono certi che le aziende ingannino i cittadini per fare maggiori profitti. Non si tratta solo di greenwashing ma in generale di scarsa credibilità.
Per ricostruire questo legame di fiducia uno degli strumenti più efficaci è la trasparenza :aprire le porte delle aziende e i database delle filiere produttive per far toccare con mano a tutti gli stakeholder come si lavora, come si produce quello che mangiamo e consumiamo.
In questo senso la filiera corta e il km0 sono già degli strumenti di trasparenza, così come la preferenza per il biologico certamente poggia sulla maggiore affidabilità delle aziende leader del settore che da tempo hanno fatto della trasparenza una leva competitiva. Il dato nuovo è che oggi questa dimensione di controllo diretto e diffuso può essere estesa a tutto il mondo industriale grazie all’Internet delle Cose e alla rivoluzione digitale.

La trasparenza dei processi e dei prodotti può aiutare a ricostruire il legame di fiducia dando accesso diretto alle informazioni di base che il consum-attore e tutti gli stakeholder  possono controllare di persona.

Allo stesso modo la condivisione via social media di giudizi e valutazioni sui vari passaggi che il prodotto subisce lungo le filiere attiva un meccanismo di partecipazione che può dare ancora maggiore forza alla domanda di sostenibilità che il consumo consapevole porta con sé.

C’è quindi una triangolazione virtuosa: se le aziende sono più trasparenti si incrementa la fiducia che i cittadini possono avere nelle dichiarazioni delle aziende che quindi saranno motivate ad essere più sostenibili; allo stesso tempo se c’è maggiore trasparenza crescerà la consapevolezza nel consumo e con essa la domanda di maggiore sostenibilità nei processi e nei prodotti.

trasparenza_fiducia

Un ciclo di retroazione virtuosa che osserviamo nella dinamica dei sistemi complessi ed ha in sé connotati di biomimesi.

Per il marketing consapevole le 3V del Valore Sostenibile (Verde, +Verde, Verdissimo) si declinano dunque in base al maggiore o minore accesso alle informazioni che le aziende garantiscono, e quindi al grado di autenticità che si riesce ad ottenere secondo uno schema di questo tipo:
Trasparenza  Verde – le certificazioni di terze parti, i controlli degli enti pubblici che fanno rispettare gli standard normativi, la tracciabilità come controllo e garanzia di qualità che viene trasferita ai cittadini attraverso il filtro degli enti di certificazione o degli addetti ai lavori.
Trasparenza +Verde – lo storytelling che valorizza, fa conoscere di più e meglio quello che c’è dietro e dentro il prodotto ma soddisfa in parte la richiesta di autenticità e veridicità attraverso l’autorevolezza del marchio o dell’organizzazione che ne testimonia i valori
Trasparenza Verdissima –  l’accesso diretto e la partecipazione grazie all’internet of things e ai social media che consentono di monitorare e condividere le informazioni sulla filiera, le materie prime, le condizioni di lavoro e nel tempo.

La transizione dal Verde al Verdissimo sarà tanto più rapida e indolore quanto più il mercato saprà mettersi in ascolto delle persone e diventare efficiente nel dare strumenti e informazioni capaci di orientare gli acquisti verso prodotti che creano valore e ricchezza duratura.

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